Quadro normativo Nazionale in fatto di Edifici intelaiati in c.a.

settembre 19th, 2009

Mappa Sismicità Italiana

La normativa tecnica nazionale che comprende anche le norme sugli edifici intelaiati in c.a. è incentrata su due leggi fondamentali:

Le due leggi, recentemente, sono state recepite dal Testo Unico per l’Edilizia , emanato  con il Decreto del Presidente della Repubblica del 6 giugno 2001, n.380, conosciuto come DPR 380/01.

Breve evoluzione storica delle norme mirate alla difesa dei terremoti

-          28 marzo 1784, provvedimenti emanati dal Governo Borbonico dopo il terremoto che devastò la Calabria nel 1783;

-          1860 regolamento pontificio edilizio per la città di Norcia;

-          1883, prescrizioni edilizie per l’isola d’Ischia;

-          Norme per la ricostruzione e il restauro degli edifici danneggiati dal terremoto del 22 febbraio 1887 (comuni liguri);

-          Norme per la costruzione e il restauro degli edifici danneggiati dal terremoto del terremoto del 1906;

-          R.D. 18 aprile 1909, n. 193, a seguito del devastante terremoto di Messina (28 dicembre 1908), le norme imponevano di tener conto di azioni dinamiche dovuti al moto sismico ondulatorio.

Tutti i provvedimenti sopra emanati sono tutti da ritenersi prescrizioni esecutive, l’impossibilità di poter applicare metodi di calcolo approfondite per l’epoca rendeva quasi impossibile l’applicazioni dei modelli matematici attuali. Solo il R.D. del 18 aprile 1909, inseriva nel calcolo dei parametri che tenevano conto de azioni dinamiche ondulatori.

Il D.M. 16 gennaio 1996, emanato sulla base della legge 64, apre la strada al metodo degli stati limite nella progettazione delle strutture antisismiche. Il metodo non era ancora esplicato nel migliore dei modi, infatti, nel calcolo no si teneva conto delle gerarchie delle resistenze e le classi di duttilità, tutte questioni ben chiare già alla comunità scientifica. La recente normativa tiene conto e recepisce in parte gli Eurocodici,  tentativo dell’unione europea di unificare la normativa del settore, attraverso il D.M. 9 Gennaio 1996 l’Italia ha ammesso l’uso della parte generale degli Eurocodici 2 e 3, (Eurocodice 2 cemento armato, Eurocodice 3 acciaio).  Il D.M. 14 Settembre 2005 aveva l’obbiettivo di fornire “un testo unico” sul confuso tema della progettazione antisismica, con questo decreto il Ministero delle infrastrutture si riappropriava del compito di emanare norme tecniche. Ma nonostante il testo accentuava l’impostazione verso gli stati limite, si allontanava troppo dalle impostazioni emanate dagli Eurocodici.

Il D.M. 14 Gennaio 2008 costituiscono la versione più aggiornata della norma tecnica nazionale in materia di edifici antisismici. Questa norma, stabilisce l’uso del metodo agli stati limite come base per la verifica della sicurezza strutturale. Consente, ancora, l’uso delle T.A. (metodo delle tensioni ammissibili) per le costruzioni di tipo 1 e 2 e classe d’uso I e II, se ricadenti nella Zona 4 della mappa sismica italiana.

Bisogna precisare che la norma italiana abbandona la classica forma prescrittiva, dove la singola indicazione di dettaglio doveva sempre essere rigorosamente rispettata, ma si avvicina molto alla logica degli Eurocodici, dove i principi e le regole applicative possono essere sostituiti da criteri che ne garantiscono lo stesso (o migliore) raggiungimento. Tale nuova impostazione normativa restituisce di fatto al tecnico la possibilità di ragionare sapientemente sul proprio lavoro, lasciandolo libero di ragionare sul metodo migliore per ottenere il medesimo risultato.

Bibliografia

Aurelio Ghersi, Pietro Leanza (2009)  Edifici antisismici in cemento armato, Dario flaccovio Editore

www.tine.it

www.edilportale.com

One Response to “Quadro normativo Nazionale in fatto di Edifici intelaiati in c.a.”

  1. FURNITTO.COM

    Molto interessante il tuo pezzo! Mi suggerisce alcune riflessioni:
    1. Il fatto che ancora vi siano resistenze, malgrado la scadenza, sull’uso degli Stati Limite;
    2.Perchè l’Italia è il paese delle proroghe e le riforme si compiono solo dopo eventi catastrofici (vedi terremoto in Abruzzo);
    3.Non sono giustificate le resistenze sui due metodi in quanto, nei fatti, le differenze sono quasi inesistenti;
    4. La zona 4 dove è consentito l’approccio alle T.A. è del tutto inconsistente, dovremmo capire una volta per tutte che l’italia è tutta un’unica zona; purtroppo la classificazione è sempre dipesa dagli eventi sismici così imprevedibili.
    Non continuo allora rischio di far diventare un commento un post!
    Ti Saluto

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